Messi, da bambino che non cresceva a fenomeno del calcio mondiale

 messi locandina-kXVH-U43090102227005AZD-1224x916@Corriere-Web-SezioniIl grande giorno è arrivato, oggi e domani in 150 sale sarà proiettato “Messi – storia di un campione”.

Il docu-film che vede l’alternarsi di parti di documentario a scene fittizie realizzate con ben quattro attori a fare le veci del campione, racconta della vita di Lionel Messi, dai problemi di crescita al successo. Ci sono inoltre dalle testimonianze di grandi del calcio come Menotti, Maradona, Valdano e Cruyff e di persone più vicine al calciatore che lo hanno accompagnato nel suo percorso di crescita. Un omaggio cinematografico ad un grande del calcio mondiale, ad un ragazzo che a 13 anni era alto solo 1,43 metri per 35 kg, ora  diventato un top player che riesce ad incantare il pubblico di tutto il mondo con delle giocate fenomenali, la “pulce” che tutti vorrebbero nella loro squadra, ma che per il momento rimane fedele alla maglia blaugrana che lo ha aiutato a diventare il fenomeno oggi conosciuto da tutti.

Ecco il trailer del film

Al prossimo film,

E.


 ENGLISH VERSION

Finally the big day! Today and tomorrow “Messi – storia di un campione” will be in 150 cinemasimg1024-700_dettaglio2_Messi_2.

The docu-film made of documentary scenes and scenes realized with four actors who interpret the champion, tells about the life of Lionel Messi, from his growth deficiency to success. There are also some stories told by important football players such as Menotti, Maradona, Valdano and Cruyff as well as those told by people who has accompanied Lionel during his growth. A tribute to a top player of international football, to a child who at the age of 13 was only 143 cm tall and weighed 35 kg, who has now become a top player that can enchant people from all over the world thanks to his pieces of play, the “pulga” wanted by every football team, but who is faithful to FC Barcelona that helped him to become the champion that all people know today.

This is the trailer of the film

Enjoy it!

E.

Adeline – l’eterna giovinezza

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Nonostante il periodo molto intenso, anzi mi scuso per la lunga assenza, un po’ di tempo per andare al cinema riesco sempre a trovarlo!!! L’ultimo visto è Adeline, l’eterna giovinezza! 

Avevo visto il trailer e ciò che mi aveva colpito fin da subito è stata l’incredibile ed in questo caso eterna bellezza di Blake Lively, la famosa Serena di Gossip Girl, a seguire gli abiti, le scene, la trama…. che ha portato a chiedermi: “Come faranno a rendere verosimile il fatto che questa donna non invecchi mai?”

Finalmente due sere fa ho soddisfatto la mia curiosità. Non nego che la paura di vedere un film banale era tanta, ma devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa!

Adeline Bowman nasce nel 1908 e all’età di 29 anni, a causa di un incidente stradale e una serie di fenomeni scientifici, inizierà a non invecchiare più. Ciò che viene spontaneo pensare è : “beh, ci metterei la firma per rimanere sempre giovane”, eppure Adeline non vorrebbe altro che una vita normale, in cui non sia costretta a cambiare identità e ricominciare vita ogni 10 anni, per evitare che la gente si accorga di questa sua “piccola” anomalia, in cui sia libera di vivere serenamente insieme a sua figlia, senza vederla diventare anziana prima che le rughe vengano a lei, in cui sia libera di innamorarsi.

E’ proprio questo infatti il problema più grande di Adeline: non si sente mai libera di donare il suo cuore a qualcuno, perché già sa che prima o poi sarà costretta a fuggire come fa ormai da tanti, troppo tempo. Poi però incontra Ellis (Michiel Huisman) e la sua vita cambierà di nuovo…. AgeD8-125.dng

Un film che racconta della solitudine che può celarsi dietro a un sorriso,del coraggio e della paura di cambiare, della forza dell’amore. Non annoia, non risulta banale, ma farà rimanere incollati allo schermo fino ai titoli di coda…. per un finale tutto da scoprire!

Buona anche l’interpretazione degli attori con un cast che tra i vari nomi vede appunto Blake Lively, che finalmente fa vedere anche un altro lato di sé dopo aver interpretato per tanto tempo un’adolescente viziata dell’Upper East Side, e un affascinante Michiel Huisman, affiancati da Harrison Ford, il cui personaggio si rivelerà fondamentale e che porterà ad un punto di svolta.

– Dimmi qualcosa che possa tenere con me e non lasciarmi mai andare!
– Lasciati andare…

Insomma…. Film straconsigliato!!! Non vi anticipo altro, ma vi lascio con il trailer…

Malefica, Cenerentola e la Disney che non smette di far sognare

Malefica e Cenerentola. Che si tratti di un’eroina o di una principessa, la Disney riesce sempre a farci sognare e tornare bambine.

locandinannQuando da bambine rimanevamo incantate a vedere La bella addormentata nel bosco, eravamo innamorate della povera Aurora e odiavamo la strega cattiva per il destino che le aveva riservato. Abbiamo sempre preso quella storia così come la Disney ce l’aveva raccontata e l’innocenza di un bambino tifa sempre per il bene e spera fino all’ultimo che questo vinca sul male. Da piccoli inoltre tendiamo a dividere il mondo in due grandi categorie: buoni e cattivi, perché un bambino non si chiede mai il perché si agisca in un determinato modo.

Allora, a farci vedere un’altra versione della storia torna proprio la Disney nel 2014 con Malefica. Cambia il punto di vista, stavolta la protagonista è la “strega cattiva” del cartone.

Malefica è una bella e giovane ragazza dal cuore puro e dalle ali nere, che vive nel suo regno fatto di serenità, fino a quando non viene invaso dagli umani che vogliono conquistarlo. Malefica fa di tutto per proteggerlo e durante la battaglia conosce un ragazzo di cui si innamora. La giovane verrà tradita e le verrà spezzato il cuore, che piano piano inizierà a freddarsi trasformandola nella cattiva che abbiamo sempre conosciuto. Decisa a vendicarsi, scaglia una maledizione su Aurora, la piccola figlia del re. Quando la bambina cresce però, Malefica si rende conto che è lei l’unica soluzione per far tornare a sorridere gli abitanti del suo regno e per farle sciogliere di nuovo il cuore.

La situazione è inaspettatamente ribaltata, i grandi e piccoli spettatori vorranno che sia il bene a trionfare, ma stavolta tiferanno anche per la famigerata cattiva di turno.

50556Un altro cartone che ha fatto sognare grandi e piccole fanciulle, è la storia di Cenerentola. La Disney a distanza di anni decide di farci tornare a sognare, tra zucche, topini e scarpette di cristallo. L’unica differenza per quanto riguarda la trama del film, è uno spazio maggiore dedicato all’infanzia di Cinderella. Da un punto di vista di immagine, chiaramente, si passa dai disegni a veri attori.

Maleficent propone una storia nuova, da affiancare al cartone animato originario, mentre Cenerentola è una storia che tutti già conosciamo, in cui non c’è l’effetto-sorpresa nel finale. Eppure, in entrambi i casi, riusciamo ad emozionarci. Nel primo film è il viaggio introspettivo della protagonista a far riflettere, a trascinare lo spettatore all’interno di un insolito racconto. Nel secondo film rivediamo e riviviamo la magia provata da bambine, con un pizzico di realtà in più. Stavolta la principessa non è un disegno, ma una donna in carne ed ossa, con una vera scarpetta di cristallo e con un vero principe a cercarla per tutto il regno.

Per concludere con un giudizio personale, la storia di Malefica è molto più avvincente, coinvolgente ed interessante, sicuramente perché è inedita. Quella di Cenerentola invece risulta una storia già vista, eppure non manca di quella magia che ci fa desiderare di essere al suo posto mentre indossa quelle scarpette di cristallo, coperte da un luccicante abito azzurro.

In entrambi i casi, sono state scelte due attrici a dir poco meravigliose: Angelina Jolie per vestire i panni della strega cattiva dal cuore tenero e Lily James per la candida e dolce ragazza dai capelli dorati.


1401736264_494232609_angelina-jolie-zoomThe Laurence Olivier Awards - Red Carpet Arrivals

Cartone e film a confronto:

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Non mi resta che consigliarvi di vederli entrambi, ne vale la pena!

Vi lascio con il trailer dei due film!

Al prossimo film,

E.

The Theory of Everything

imm Aspettando la notte degli Oscar… oggi vi parlerò del film “The Theory of Everything” (La teoria del tutto), in corsa per diversi titoli.

Tratto da Travelling to Infinity: My Life With Stephen (Verso l’infinito) scritta da Jane Wilde Hawking, mette in scena la vita di uno dei più grandi cosmologi di tutti i tempi: Stephen Hawking.

Uno studente come tanti, amante della fisica, del cosmo, innamorato della sua donna, innamorato della vita,  a cui viene diagnosticata la malattia del motoneurone. Alla domanda “quanto mi resta da vivere” gli è stato risposto “due anni”. All’inizio c’è stato l’inevitabile crollo psicologico, il rinchiudersi nella sua stanza, l’allontanare le persone a lui più care. Poi, la reazione. La scelta che ogni uomo in tali condizioni deve riuscire a fare: vivere al meglio la vita che resta, o iniziare a morire da oggi, aspettando che arrivi anche la morte corporea da qui a due anni?

E il giovane Stephen, grazie anche all’amore della coraggiosissima Jane, che resta al suo fianco lottando con lui, per lui, decide di scegliere di vivere al meglio quel che gli resta, non preoccupandosi di cosa succederà “domani”. Jane e Stephen si sposeranno, avranno tre figli, riusciranno a vivere il loro rapporto, fatto di inevitabili difficoltà ma di un legame sincero, puro, di quelli che danno forza.

Il film vede lo sviluppo di due storie parallele: quella dei muscoli che si arrendono alla malattia, e quella della forza interiore che permette a Hawking di continuare a studiare, laurearsi, trovare quella “teoria del tutto” che riuscisse a spiegare l’universo a cui ha dedicato una vita di studi.

Un’interpretazione da applausi quella di Eddie Redmayne, che non solo ha saputo interpretare alla perfezione il declino fisico del cosmologo, ma che ha saputo trasmettere allo spettatore quella dolcezza, quell’ironia, quella forza che hanno sempre caratterizzato Stephen Hawking.

Un film che non solo rende onore ai grandi studi e alle grandi scoperte del grande fisico, ma che fa rifletterdownloade sulla vita. Su quanto sia importante avere fede, credere in qualcosa, che non deve essere necessariamente la religione, ma un “qualcosa” che ci permetta di lottare con determinazione, anche quando il peggio sembra assicurato, che ci dia il coraggio di andare avanti nonostante ci siano mille motivi per fermarsi.

Un amico mi ha consigliato il film, mi ha detto “vedilo, è bellissimo, sicuro piangerai, è commuovente”. Confermo tutto…..o quasi. Il film è bello, è commuovente…. Ma non ho pianto. E non perché sia insensibile, o non riesca ad immedesimarmi… Ma perché io nel film ho visto un messaggio di vita, di tenacia, di speranza. Alla fine del film ho sorriso. Un sorriso forse dal medesimo valore della commozione. Come a dire “Cavolo, è così che bisogna fare!”… Perché alla fine, ad aver paura del futuro, del male che potrebbe capitarci domani…. Smettiamo di vivere oggi.

Ah, e per chi non lo sapesse, Stephen Hawking oggi ha 73 anni, ha partecipato alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Londra ed è andato personalmente sul set del film.

Ospite: Professor Hawking, lei ha detto di non credere in Dio… Ha una filosofia di vita che la aiuta?
Stephen: E’ chiaro che noi siamo solo una razza evoluta di primati su un pianeta minore, che orbita intorno ad una stella di medie dimensioni nell’estrema periferia di una fra cento miliardi di galassie… Ma… Fin dall’alba della civiltà, l’uomo si è sempre sforzato di arrivare alla comprensione dell’ordine che regola il mondo. Dovrebbe esserci qualcosa di molto speciale nelle condizioni ai confini dell’universo. E cosa può essere più speciale dell’assenza di confini? Non dovrebbero esserci confini agli sforzi umani. Noi siamo tutti diversi, per quanto brutta possa sembrarci la vita, c’è sempre qualcosa che uno può fare e con successo. Perché finché c’è vita… c’è SPERANZA!

La visita di Stephen Hawking sul set

Al prossimo film,

E.

Quando il Grigio diventa banale

PSV1423996340PS54e075b4c286d Ciao a tutti!

Eccomi qui, reduce della visione di “50 Sfumature di Grigio”…

Avevo letto il libro e non mi era dispiaciuto affatto, ma non posso dire altrettanto del film.

Uscito nelle sale il 12/02 con biglietti che sono stati prenotati giorni e giorni prima (ad un prezzo maggiorato rispetto agli altri film in programmazione), ha lasciato deluse molte delle fan che aspettavano con ansia di vedere sul grande schermo le vicende di Mr. Grey e Miss Steele. C’era chi parlava di “film noioso”, chi accennava addirittura a scene che facevano ridere… Insomma di giudizi positivi ne ho sentiti ben pochi.

Incuriosita dai vari commenti, talvolta contrastanti e a biglietto acquistato in anticipo, ho deciso di giudicare da me.

Personalmente, non sono rimasta “infastidita” dalle scene di sesso presenti nel film, anzi devo dire che in questo è stato fatto un buon lavoro di regia. In fin dei conti chiunque sia andato o andrà a vederlo, non può non aspettarsi tali scene, essendo alla base della trama. Voto positivo anche all’attore Jamie Dornan per il quale non sarà stato certo facile vestire i panni di Mr. Grey con le sue “50 sfumature di perversione”. Scelta adatta anche quella di Dakota Johnson nei panni della timida e impacciata Anastasiajamie-dornan-50-sfumature-di-grigio-rfs Steele. C’è da aggiungere poi, che non ho riscontrato quel maschilismo su cui si era polemizzato durante la promozione del film.

Ma allora, cos’è che non ha funzionato? Premettendo che il passaggio da libro a film è sempre rischioso e dovendo riconoscere che parlando di genere erotico la mossa è stata ancor più coraggiosa, a mio avviso è stato reso tutto troppo banale. Momenti chiave della storia, di massima “tensione” a cui seguono battute che ricordano quelle di una parodia: tanto per citarne una, ho trovato poco verosimile, considerato il nostro modo di parlare, Mr.Grey che dice ad Anastasia “è l’ora del bagnetto”. Il mio commento a caldo è stato ” questa  frase si dice ad un bimbo, non di certo alla propria donna in un momento di intimità, io per lo meno scoppierei a ridere”. Altra battuta del film che ho trovato poco credibile è stata “Io non faccio l’amore. Io scopo. Forte”.

C’è da aggiungere poi che, mentre la lettura di un libro lascia spazio alla fantasia, la visione di un film dà poche libertà di interpretazione personale. Chiunque abbia letto il libro ha immaginato un affascinante e tenebroso Mr.Grey ed una giovane ed impacciata Anastasia Steele. Così come si è fatto una propria idea sulla famosa “stanza dei giochi” e sulla descrizione degli inusuali oggetti utilizzati dal protagonista. Insomma, abbiamo tutti viaggiato con l’immaginazione…. e forse era proprio questo che ci era piaciuto… Invece con il film tutto ha preso forma (una forma spesso banale aggiungerei) e le nostre aspettative sono state deluse…

Insomma, per chiunque abbia letto il libro e ancora non fosse andato al cinema il consiglio è… ANDATE AL BOTTEGHINO E SCEGLIETE UN ALTRO FILM!

Ah! Una cosa che salvo però c’è….. la colonna sonora! 🙂

Al prossimo film,

E.

Un Cult di nome Pulp Fiction

 Pulp_Fiction_cover14 Ottobre 1994. Pulp Fiction nelle sale USA. La rivoluzione nel mondo del cinema, un successo indiscusso di Mr. Tarantino.

Storia di criminali, rapine, droga ed una valigetta dal contenuto misterioso, senza alcun ordine cronologico. Starà allo spettatore infatti provare a rimettere insieme i pezzi, in modo tale da completare il puzzle.

Un cast che vede nomi come Samuel Jackson (Jules Winnfield), John Travolta (Vincent Vega) e Uma Thurman (Mia Wallace). Non dimentichiamoci poi di Bruce Willis (Butch Coolidge) e dello stesso Tarantino nel ruolo di Jimmie.

Una colonna sonora che contribuisce alla riuscita impeccabile del film con titoli quali “Let’s Stay Together” di Al Green e “You Never Can Tell” di Chuck Berry.

Scene cult come il twist di Mia e Vincent o Vincent e Jules in macchina che parlano delle differenze tra Europa e America citando il famoso “quarter pounder cheese”.

Questi sono solo alcuni degli ingredienti che hanno contribuito al grande successo di Pulp Fiction, consacrato con Oscar e Palma d’Oro a Cannes.

Ma quante altre cose ci sono da sapere su Pulp Fiction?

  • Gran parte della sceneggiatura è stata scritta ad Amsterdam. Riferimento a tale cittàpulpfiction viene fatto quando Mia e Vincent (definito proprio “l’uomo di Amsterdam) parlano di un hashish bar chiamato Cobra a pochi metri dalla casa di Anna Frank.
  • Il ruolo di protagonista è stato scritto per essere dato a Michael Madsen che è stato costretto a rifiutare la proposta, avendo già firmato un contratto per un altro film rivelatosi poi un insuccesso.
  • La scena dell’iniezione di adrenalina è stata girata con John Travolta che finge di estrarre la siringa dal petto di Uma Thurman e poi montata al contrario.
  • Per convincere una titubante Uma Thurman a far parte del cast, Tarantino le recitò parte della sceneggiatura al telefono.
  • Se si presta particolare attenzione, nella prima scena sullo sfondo viene inquadrato Vincent che deve andare in bagno
  • Quando Jules comunica a Vincent di voler iniziare a condurre una vita da asceta, fa riferimento a Caine, personaggio del telefilm “Kung Fu”, interpretato da David Carradine che, molti anni dopo verrà scelto da Tarantino per vestire i panni del coprotagonista in Kill Bill Vol.1 e 2.
  • La Chevelle Malibu guidata da Vincent Vega era di Tarantino.
  • Il portafoglio Bad Motherfucker di Jules, i giochi da tavolo Operation e Life di Lance e la scatola di cereali Fruit Brute vengono da casa Tarantino.
  • Steve Buscemi che in Le Iene era contrario alle mance, qui interpreta il cameriere Buddy Holly che serve Mia e Vincent
  • Tra i tanti trofei vinti, ce n’è anche uno per la “miglior scena di danza”.
  • La parola fuck (cazzo) viene ripetuta 271 volte.
  • Non è mai stato spiegato cosa contenesse la valigetta la cui combinazione è 666. Molte sono le ipotesi suggestive come: l’anima di Marsellus Wallace o il vestito dorato del “fantasma di Elvis Presley”. In realtà la valigetta rappresenta quello che Hitchcock chiama un MacGuffin, vale a dire un elemento quasi sacro per i protagonisti del film e quasi del tutto irrilevante per lo spettatore.
  • Il testo della Bibbia Ezechiele 25:17 recitato da Jules in realtà non esiste, ma è un collage di citazioni di vari testi sacri.

Prima di salutarvi, vi lascio con la famosissima scena del twist di Mia e Vincent

Mia: Don’t you hate that?
Vincent: What?
Mia: Uncomfortable silences. Why do we feel it’s necessary to yak about bullshit in order to be comfortable?
Vincent: I don’t know. That’s a good question.
Mia: That’s when you know you’ve found somebody special. When you can just shut the fuck up for a minute and comfortably enjoy the silence.

Al prossimo film,

E.

Chi salva una vita, salva il mondo intero

arts_movies_022113Oskar Schindler è un imprenditore tedesco che decide di aprire una fabbrica a Cracovia, poco dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale . Ma l’essere tedesco non fa di lui un nazista, Oskar Schindler è prima di tutto un uomo e da Uomo decide di non contribuire allo sterminio di milioni di persone. Anzi, sarà proprio grazie alla sua attività che riuscirà a proteggere molti ebrei. Questa è la dimostrazione che essere tedesco non significava dover essere nazista, che essere tedesco non obbligava a partecipare a quell’assurda carneficina .
Non sto qui a raccontarvi il film, non sto qui a parlarvi di regista, trama, cast. Quello di cui voglio parlarvi oggi non è il film in quanto semplice “espressione d’arte”, ma in quanto testimonianza. Testimonianza dell’assurdità di un regime che ha portato alla morte milioni di innocenti solo perché ebrei, omosessuali, rom, diversi. Testimonianza, allo stesso tempo  di come un uomo abbia scelto di battersi per riuscire a salvare anche una sola vita e di quanto nonostante il suo grande contributo fosse convinto di non aver fatto abbastanza.

Penso che un film a volte sia molto più utile della spiegazione di un libro, di una lezione tra i banchi di scuola e “Schindler’s List” ne è l’esempio perfetto. Perché le scene non lasciano spazio all’immaginazione, non danno modo di pensare nemmeno per un istante “beh ma magari ho capito male, forse non era proprio così che funzionava”. Sono immagini che parlano di un passato assurdo, ma reale. Perché quella di Schindler, quella dell’Olocausto sono storie vere. oliwia-dabrowska-schindlers-list

“Non piangete di fronte a questi film, non pensate “poverini”, incazzatevi!! Riflettete. Pensate che tutto questo è successo davvero. E al posto di commuovervi fate qualcosa affinché non si ripeta più niente del genere”. E’ stata la frase che ci ha detto il professore di storia dopo averci fatto vedere il film.

Eppure, ancora oggi, sentiamo parlare di omofobia, di antisemitismo, di razzismo. In fin dei conti questo teatro dell’assurdo non è ancora passato di moda. Oggi si “Ricorda” perché è oggi la ricorrenza. E domani? Domani l’omofobo tornerà ad essere omofobo, il razzista tornerà a fare il razzista. Non si sporcheranno le mani col sangue di nessuno magari, ma da domani torneranno ad essere fieri sostenitori di ciò che ha ucciso ogni singola persona che oggi ricordano, che oggi ricordiamo: la discriminazione.

La Giornata della Memoria non deve servire semplicemente a ricordare il passato, ma deve far sì che, oggi come domani, ognuno di noi non commetta più gli errori di ieri.

Itzhak Stern: Ci saranno altre generazioni per quello che lei ha fatto.
Oskar Schindler: Non ho fatto abbastanza.
Itzhak Stern: Ha fatto tanto, invece. – Schindler’s List

E.