Da Punch Rum a Jackie Brown

Tarantino legge Punch Rum di Elmore Leonard nel 1992, ancora in bozza, ma non ha abbastanza denaro per opzionarlo. Lo scrittore glielo mette da parte e nel frattempo scrittura Pam Grier, regina della blackexploitation, a cui già aveva pensato per il ruolo di Jodi in Pulp Fiction. Il buon Quentin, forse preso dall’entusiasmo, non si era nemmeno reso conto che la protagonista del libro era bianca. Il ruolo di Jackie Burke, che nel film diventa Jackie Brown, è di Pam, costi quel che costi. Questo però non è l’unico cambiamento: il regista infatti cambierà titolo (da Punch Rum a Jackie Brown) e ambientazione preferendo la South Bay (area non lontana dall’aeroporto di Los Angeles) alla Florida. Tutt’altra storia per i dialoghi, in cui c’è stata buona collaborazione tra Tarantino e Leonard.

Considerato il film più lineare e meno esibizionistico, tratta la storia di Jackie Brown, hostess che per arrotondare importa il denaro sporco di Ordell (Samuel L. Jackson), trafficante d’armi, facendosi aiutare da Louis (Robert De Niro) e dalla sua amante (interpretata da Bridget Fonda). La hostess viene bloccata da un poliziotto e si trova davanti a un bivio: tradire Ordell o andare in prigione. Allora tenta il grande colpo: far arrestare il suo socio d’affari e tenersi la refurtiva. Le serve però un complice: Max Cherry (Robert Forster) garante di cauzioni innamorato di Jackie.

Con un incasso di soli 39 milioni di dollari in USA, è stato un insuccesso, ma nel corso del tempo è stato rivalutato, tanto da essere giudicato da alcuni critici uno dei migliori film del regista.

Anche stavolta non mancano le curiosità da elencare:

  • In una scena del film appare l’insegna luminosa “Cockatoo Inn” con “too” spento e con le lettere rimaste accese che vanno a formare la parola “Cocka Inn” (cocaine, cocaina)
  • Spike Lee ha polemizzato sull’utilizzo della parola “nigger” nel film (38 volte), ma Quentin ha potuto sempre contare sulla difesa a spada tratta di Samuel L. Jackson
  • Nella versione originale viene citata la battuta “I’m serious as a heart attack”, già pronunciata in Bucktown (in cui Pam Grier ha recitato)
  • Nella versione originale si fa riferimento alla squadra di basket dei Toronto Raptors, amata anche da Samuel L. Jackson, che nella versione italiana viene persa trasformando il riferimento alla “Raports bag” in “la mia squadra del cuore”
  • Jackie Brown indossa un completo nero molto simile a quello indossato da Mia Wallace in Pulp Fiction
  • Dalla segreteria di Jackie esce la voce di Tarantino
  • La battuta “Now, you gotta listen to this, man, ’cause this concerns you” pronunciata da Ordell a Louis verrà pronunciata anche il Kill Bill Vol. 2 da Elle Driver a Budd
  • Il look stravagante di Ordell è stato ideato da Samuel L. Jackson
  • Non mancano un primo piano della puntina del giradischi, della bocca di Ordell, dei piedi di Melanie e del dito sul campanello, dettagli tanto amati da Tarantino (per saperne di più clicca qui)
  • L’espressione “3T” (troia tossica tarata) non appartiene al gergo di strada americano, ma è stato un escamotage degli adattatori italiani per tradurre “rock whore”, espressione americana per intendere una donna che in cambio di droga offre prestazioni sessuali
  • Jackie va a mangiare al Teriaki Donut, comparso gia in Pulp Fiction

Vi lascio con una scena del film che definirei molto tarantiniana 😉

Al prossimo film,

E.

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Four Rooms for Four directors

kinopoisk.ruQuattro stanze, quattro episodi, quattro registi. Film fortemente voluto da Quentin Tarantino (che si è occupato di scegliere gli altri tre registi tra cui Robert Rodriguez) in omaggio alla Nouvelle Vague degli anni ’90, ma che non ha ottenuto successo.

Una settimana di tempo per ogni regista con un budget di un milione di dollari da gestire in totale autonomia.

A fare da filo conduttore tra i quattro episodi è Ted, fattorino neoassunto dell’albergo dove si svolge il film.

Quello diretto da Tarantino è il quarto ed ultimo episodio L’uomo di Hollywood, un remake di un episodio della serie TV Alfred Hitchcock presenta (non si basa sulla versione originale dell’episiodio del 1960, ma sul suo rifacimento del 1985). Nell’episodio Chester Rusch (interpretato dallo stesso Tarantino) è con Leo (Bruce Willis) e Norman. I tre chiedono a Ted un grosso favore legato ad una scommessa in cambio di 1000 dollari: dovrà tagliare il mignolo a Norman, se quest’ultimo non riuscirà ad accendere per 10 volte di seguito il suo accendino. L’uomo sbaglia al primo colpo, così Ted esegue gli ordini, prende i soldi e se ne va, lasciando di stucco i tre amici ubriachi che cercano in tutti i modi di salvare il dito di Norman.
Nonostante il suo poco successo, vale comunque la pena parlarvi di alcuni dettagli “tarantiniani” presenti nel film e di alcune curiosità ad esso legate:
  • L’Honda Civic di Norman è la stessa utilizzata da Butch (Bruce Willis) in Pulp Fiction che comparirà anche su Jackie Brown e su Kill Bill Vol. 2Four-Rooms-Tim-Roth-Quentin-Tarantino
  • La macchina promessa a Norman in caso avesse vinto la scommessa è una  Chevrolet Chevelle Malibu, comparsa anche in Pulp Fiction che apparteneva a Tarantino
  • Nel film compaiono le sigarette Red Apple e i prodotti della catena di fast-food Big Kahuna Burger (entrambe marche inventate)
  • L’espressione “tasty beverage” usata da Chester per indicare il Cristal (un noto champagne) è la stessa usata da Jules per riferirsi alla sprite di Brett in Pulp Fiction. 
  • Nonostante l’episodio duri solo 21 minuti, la parola fuck è ripetuta ben 193 volte.

Vi lascio con una scena del film….. da vedere!!! 😀

Dunque, vuoi ricordarti per i prossimi quarant’anni, decennio più decennio meno, che oggi hai rifiutato mille dollari per un secondo di lavoro, oppure che oggi hai guadagnato mille dollari per un SOLO secondo di lavoro?

Al prossimo film,

E.

The Theory of Everything

imm Aspettando la notte degli Oscar… oggi vi parlerò del film “The Theory of Everything” (La teoria del tutto), in corsa per diversi titoli.

Tratto da Travelling to Infinity: My Life With Stephen (Verso l’infinito) scritta da Jane Wilde Hawking, mette in scena la vita di uno dei più grandi cosmologi di tutti i tempi: Stephen Hawking.

Uno studente come tanti, amante della fisica, del cosmo, innamorato della sua donna, innamorato della vita,  a cui viene diagnosticata la malattia del motoneurone. Alla domanda “quanto mi resta da vivere” gli è stato risposto “due anni”. All’inizio c’è stato l’inevitabile crollo psicologico, il rinchiudersi nella sua stanza, l’allontanare le persone a lui più care. Poi, la reazione. La scelta che ogni uomo in tali condizioni deve riuscire a fare: vivere al meglio la vita che resta, o iniziare a morire da oggi, aspettando che arrivi anche la morte corporea da qui a due anni?

E il giovane Stephen, grazie anche all’amore della coraggiosissima Jane, che resta al suo fianco lottando con lui, per lui, decide di scegliere di vivere al meglio quel che gli resta, non preoccupandosi di cosa succederà “domani”. Jane e Stephen si sposeranno, avranno tre figli, riusciranno a vivere il loro rapporto, fatto di inevitabili difficoltà ma di un legame sincero, puro, di quelli che danno forza.

Il film vede lo sviluppo di due storie parallele: quella dei muscoli che si arrendono alla malattia, e quella della forza interiore che permette a Hawking di continuare a studiare, laurearsi, trovare quella “teoria del tutto” che riuscisse a spiegare l’universo a cui ha dedicato una vita di studi.

Un’interpretazione da applausi quella di Eddie Redmayne, che non solo ha saputo interpretare alla perfezione il declino fisico del cosmologo, ma che ha saputo trasmettere allo spettatore quella dolcezza, quell’ironia, quella forza che hanno sempre caratterizzato Stephen Hawking.

Un film che non solo rende onore ai grandi studi e alle grandi scoperte del grande fisico, ma che fa rifletterdownloade sulla vita. Su quanto sia importante avere fede, credere in qualcosa, che non deve essere necessariamente la religione, ma un “qualcosa” che ci permetta di lottare con determinazione, anche quando il peggio sembra assicurato, che ci dia il coraggio di andare avanti nonostante ci siano mille motivi per fermarsi.

Un amico mi ha consigliato il film, mi ha detto “vedilo, è bellissimo, sicuro piangerai, è commuovente”. Confermo tutto…..o quasi. Il film è bello, è commuovente…. Ma non ho pianto. E non perché sia insensibile, o non riesca ad immedesimarmi… Ma perché io nel film ho visto un messaggio di vita, di tenacia, di speranza. Alla fine del film ho sorriso. Un sorriso forse dal medesimo valore della commozione. Come a dire “Cavolo, è così che bisogna fare!”… Perché alla fine, ad aver paura del futuro, del male che potrebbe capitarci domani…. Smettiamo di vivere oggi.

Ah, e per chi non lo sapesse, Stephen Hawking oggi ha 73 anni, ha partecipato alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Londra ed è andato personalmente sul set del film.

Ospite: Professor Hawking, lei ha detto di non credere in Dio… Ha una filosofia di vita che la aiuta?
Stephen: E’ chiaro che noi siamo solo una razza evoluta di primati su un pianeta minore, che orbita intorno ad una stella di medie dimensioni nell’estrema periferia di una fra cento miliardi di galassie… Ma… Fin dall’alba della civiltà, l’uomo si è sempre sforzato di arrivare alla comprensione dell’ordine che regola il mondo. Dovrebbe esserci qualcosa di molto speciale nelle condizioni ai confini dell’universo. E cosa può essere più speciale dell’assenza di confini? Non dovrebbero esserci confini agli sforzi umani. Noi siamo tutti diversi, per quanto brutta possa sembrarci la vita, c’è sempre qualcosa che uno può fare e con successo. Perché finché c’è vita… c’è SPERANZA!

La visita di Stephen Hawking sul set

Al prossimo film,

E.

Quando il Grigio diventa banale

PSV1423996340PS54e075b4c286d Ciao a tutti!

Eccomi qui, reduce della visione di “50 Sfumature di Grigio”…

Avevo letto il libro e non mi era dispiaciuto affatto, ma non posso dire altrettanto del film.

Uscito nelle sale il 12/02 con biglietti che sono stati prenotati giorni e giorni prima (ad un prezzo maggiorato rispetto agli altri film in programmazione), ha lasciato deluse molte delle fan che aspettavano con ansia di vedere sul grande schermo le vicende di Mr. Grey e Miss Steele. C’era chi parlava di “film noioso”, chi accennava addirittura a scene che facevano ridere… Insomma di giudizi positivi ne ho sentiti ben pochi.

Incuriosita dai vari commenti, talvolta contrastanti e a biglietto acquistato in anticipo, ho deciso di giudicare da me.

Personalmente, non sono rimasta “infastidita” dalle scene di sesso presenti nel film, anzi devo dire che in questo è stato fatto un buon lavoro di regia. In fin dei conti chiunque sia andato o andrà a vederlo, non può non aspettarsi tali scene, essendo alla base della trama. Voto positivo anche all’attore Jamie Dornan per il quale non sarà stato certo facile vestire i panni di Mr. Grey con le sue “50 sfumature di perversione”. Scelta adatta anche quella di Dakota Johnson nei panni della timida e impacciata Anastasiajamie-dornan-50-sfumature-di-grigio-rfs Steele. C’è da aggiungere poi, che non ho riscontrato quel maschilismo su cui si era polemizzato durante la promozione del film.

Ma allora, cos’è che non ha funzionato? Premettendo che il passaggio da libro a film è sempre rischioso e dovendo riconoscere che parlando di genere erotico la mossa è stata ancor più coraggiosa, a mio avviso è stato reso tutto troppo banale. Momenti chiave della storia, di massima “tensione” a cui seguono battute che ricordano quelle di una parodia: tanto per citarne una, ho trovato poco verosimile, considerato il nostro modo di parlare, Mr.Grey che dice ad Anastasia “è l’ora del bagnetto”. Il mio commento a caldo è stato ” questa  frase si dice ad un bimbo, non di certo alla propria donna in un momento di intimità, io per lo meno scoppierei a ridere”. Altra battuta del film che ho trovato poco credibile è stata “Io non faccio l’amore. Io scopo. Forte”.

C’è da aggiungere poi che, mentre la lettura di un libro lascia spazio alla fantasia, la visione di un film dà poche libertà di interpretazione personale. Chiunque abbia letto il libro ha immaginato un affascinante e tenebroso Mr.Grey ed una giovane ed impacciata Anastasia Steele. Così come si è fatto una propria idea sulla famosa “stanza dei giochi” e sulla descrizione degli inusuali oggetti utilizzati dal protagonista. Insomma, abbiamo tutti viaggiato con l’immaginazione…. e forse era proprio questo che ci era piaciuto… Invece con il film tutto ha preso forma (una forma spesso banale aggiungerei) e le nostre aspettative sono state deluse…

Insomma, per chiunque abbia letto il libro e ancora non fosse andato al cinema il consiglio è… ANDATE AL BOTTEGHINO E SCEGLIETE UN ALTRO FILM!

Ah! Una cosa che salvo però c’è….. la colonna sonora! 🙂

Al prossimo film,

E.

Un Cult di nome Pulp Fiction

 Pulp_Fiction_cover14 Ottobre 1994. Pulp Fiction nelle sale USA. La rivoluzione nel mondo del cinema, un successo indiscusso di Mr. Tarantino.

Storia di criminali, rapine, droga ed una valigetta dal contenuto misterioso, senza alcun ordine cronologico. Starà allo spettatore infatti provare a rimettere insieme i pezzi, in modo tale da completare il puzzle.

Un cast che vede nomi come Samuel Jackson (Jules Winnfield), John Travolta (Vincent Vega) e Uma Thurman (Mia Wallace). Non dimentichiamoci poi di Bruce Willis (Butch Coolidge) e dello stesso Tarantino nel ruolo di Jimmie.

Una colonna sonora che contribuisce alla riuscita impeccabile del film con titoli quali “Let’s Stay Together” di Al Green e “You Never Can Tell” di Chuck Berry.

Scene cult come il twist di Mia e Vincent o Vincent e Jules in macchina che parlano delle differenze tra Europa e America citando il famoso “quarter pounder cheese”.

Questi sono solo alcuni degli ingredienti che hanno contribuito al grande successo di Pulp Fiction, consacrato con Oscar e Palma d’Oro a Cannes.

Ma quante altre cose ci sono da sapere su Pulp Fiction?

  • Gran parte della sceneggiatura è stata scritta ad Amsterdam. Riferimento a tale cittàpulpfiction viene fatto quando Mia e Vincent (definito proprio “l’uomo di Amsterdam) parlano di un hashish bar chiamato Cobra a pochi metri dalla casa di Anna Frank.
  • Il ruolo di protagonista è stato scritto per essere dato a Michael Madsen che è stato costretto a rifiutare la proposta, avendo già firmato un contratto per un altro film rivelatosi poi un insuccesso.
  • La scena dell’iniezione di adrenalina è stata girata con John Travolta che finge di estrarre la siringa dal petto di Uma Thurman e poi montata al contrario.
  • Per convincere una titubante Uma Thurman a far parte del cast, Tarantino le recitò parte della sceneggiatura al telefono.
  • Se si presta particolare attenzione, nella prima scena sullo sfondo viene inquadrato Vincent che deve andare in bagno
  • Quando Jules comunica a Vincent di voler iniziare a condurre una vita da asceta, fa riferimento a Caine, personaggio del telefilm “Kung Fu”, interpretato da David Carradine che, molti anni dopo verrà scelto da Tarantino per vestire i panni del coprotagonista in Kill Bill Vol.1 e 2.
  • La Chevelle Malibu guidata da Vincent Vega era di Tarantino.
  • Il portafoglio Bad Motherfucker di Jules, i giochi da tavolo Operation e Life di Lance e la scatola di cereali Fruit Brute vengono da casa Tarantino.
  • Steve Buscemi che in Le Iene era contrario alle mance, qui interpreta il cameriere Buddy Holly che serve Mia e Vincent
  • Tra i tanti trofei vinti, ce n’è anche uno per la “miglior scena di danza”.
  • La parola fuck (cazzo) viene ripetuta 271 volte.
  • Non è mai stato spiegato cosa contenesse la valigetta la cui combinazione è 666. Molte sono le ipotesi suggestive come: l’anima di Marsellus Wallace o il vestito dorato del “fantasma di Elvis Presley”. In realtà la valigetta rappresenta quello che Hitchcock chiama un MacGuffin, vale a dire un elemento quasi sacro per i protagonisti del film e quasi del tutto irrilevante per lo spettatore.
  • Il testo della Bibbia Ezechiele 25:17 recitato da Jules in realtà non esiste, ma è un collage di citazioni di vari testi sacri.

Prima di salutarvi, vi lascio con la famosissima scena del twist di Mia e Vincent

Mia: Don’t you hate that?
Vincent: What?
Mia: Uncomfortable silences. Why do we feel it’s necessary to yak about bullshit in order to be comfortable?
Vincent: I don’t know. That’s a good question.
Mia: That’s when you know you’ve found somebody special. When you can just shut the fuck up for a minute and comfortably enjoy the silence.

Al prossimo film,

E.

Era il lontano 1992 quando arrivarono Le Iene

reservoir dogs poster 02Le Iene (versione originale Reservoir Dogs) è il film che sancisce l’esordio del regista Quentin Tarantino sul grande schermo. Inizialmente arriva nel Belpaese con il nome di “Cani da rapina”, ma i risultati sono deludenti, allora poco dopo viene ridistribuito con il titolo attuale, e le sorti del film cambiano radicalmente.

Los Angeles. Joe Cabot e suo figlio Eddie il Bello decidono di radunare sei rapinatori per tentare il grande colpo ai danni di un grossista di diamanti. Regola fondamentale: mantenere l’anonimato utilizzando come nome quello di un colore: Mr. White, Mr. Blonde, Mr. Pink, Mr. Brown, Mr. Blue e Mr. Orange. La loro divisa: completo nero, camicia bianca, cravatta nera, Ray-Ban. La rapina si trasforma in una caotica strage e i superstiti si ritrovano in un magazzino convinti che ci sia un infiltrato.

L’idea iniziale di Tarantino era quella di girare il film investendo i suoi $30000 (ricavati dalla vendita della sceneggiatura di True Romance) , in bianco e nero,  in 16 mm durante i week-end; unica location un vecchio magazzino di pompe funebri abbandonato. Poi grazie all’interessamento di Lawrence Bender e Harvey Keitel il budget arriva a $1200000. Vanno a New York per formare il cast ed è Keitel a pagare il biglietto aereo agli ormai squattrinati Bender e Tarantino aggiungendo “Un giorno anche voi potrete comprarvi un biglietto di prima classe, ma finché i soldi sono i miei, in prima classe ci viaggio solo io”.

Grande protagonista del film che diventerà poi un marchio di fabbrica tarantiniano è la violenza: cinica, realistica, spietata. Il clou viene raggiunto nella scena in cui viene tagliato un orecchio servendosi di un rasoio.

Quando gli è stato proposto di tagliare la scena, Quentin ha risposto dicendo: “La violenza è un personaggio, sta ai miei film come la danza ai musical”. E aveva ragione, la violenza, quando esagerata come in Pulp Fiction, quando cinica e spietata in Le Iene, o in Kill Bill è una costante tarantiniana.

Un po’ di curiosità…

  • Il nome originale “Reservoir Dogs” è ancora un mistero. Il fantasioso Tarantino lo ha definito come lo slang della nouvelle vague francese per definire i film gangster, ma in realtà si pensa che nasca dal mix tra “Au Revoir les Enfants” e “Straw Dog“, due nomi di film che Quentin pronunciava male ai tempi del Video Archives. In ogni caso il regista non ha mai dato una spiegazione definitiva, in un’intervista ha dichiarato “It’s just the right title, don’t ask me why.” (E’ semplicemente il titolo giusto, non chiedetemi perché).
  • Stando alla sceneggiatura originale, poco prima dei titoli di inizio sarebbe dovuta comparire la scritta “One of these men is a cop and by the end, all but one will be dead” (Uno di questi uomini è un poliziotto e alla fine saranno tutti morti tranne uno”)
  • Le scarse risorse finanziarie non hanno permesso di far gestire il traffico dalle forze dell’ordine durante la scena della fuga di Mr. Pink, girata per questo solo a semaforo verde
  • Nella versione originale è presente una battuta rivolta da Joe a Mr Pink “Be thankful you’re not Mr. Yellow” (Dovresti ringraziarmi per non averti chiamato Mr. Yellow), che manca però nella versione italiana, in quanto non avrebbe avuto senso. In inglese infatti secondo urbandictionary nello slang “yellow” viene usato come modo fortemente razzista per definire gli orientali o per definire una persona debole o codarda.
  • Tarantino è stato accusato che con Le Iene avrebbe copiato City on Fire. Ha risposto alle accuse affermando “Io rubo da tutto. I grandi artisti rubano, non citano”.
  • Pur apprezzando il film, Madonna non ha gradito l’interpretazione che è stata fatta di Like a Virgin e ha quindi deciso di regalare una copia del suo cd Erotica a Quentin aggiungendo la dedica “To Quentin. It’s not about dick, it’s about love. Madonna” (A Quentin. Non si tratta di c****, si tratta di amore. Madonna)
  • La Cadillac Coupe DeVille del 1966 che guida Mr Blonde, è dell’attore stesso. Decisione della produzione per risparmiare denaro
  • Nella versione originale Mr. Orange dice “She had a baby, man! She had a baby!” in riferimento alla donna  a cui aveva appena sparato (nella macchina infatti è presente un seggiolino). Dettaglio che nella versione italiana viene perso a causa della traduzione priva di nesso logico “Larry, mi salverai amico? Mi salverai?”
  • Si possono notare fin da subito quei dettagli tipici tarantiniani: inquadratura del piede, ripresa dal portabagagli, il mexican standoff, scene in macchina, scene di tortura, scene di ballo
  • Tarantino ha dichiarato che Vic Vega de Le Iene e Vincent Vega di Pulp Fiction sono fratelli. Aveva progettato di realizzare il prequel Vega Brothers con Vic che sarebbe andato a trovare il fratello ad Amsterdam. L’idea è stata accantonata
  • Per l’uscita europea, sono state realizzate tre locandine, ognuna con un protagonista diverso del film. Idea che oggi può risultare banale, ma che nel 1992 era inusuale e innovativa

Are you gonna bark all day, little doggie, or are you gonna bite? Continuerai ad abbaiare a lungo, cagnolino, o comincerai a mordere?- Mr. Blondie

Spero di avervi raccontato almeno una cosa che non sapevate de Le Iene. Vi lascio con la spiegazione alquanto “colorita” di Like a Virgin

Al prossimo film firmato Tarantino,

E.

Vi presento Quentin Tarantino

Quenf6d1e392419d915e06a50fc05bb770895464cafa67e73tin Tarantino o lo ami o lo odi e forse è proprio per questo che mi piace, perché non ti da modo di considerare il “grigio”: o è bianco o è nero. Per me lui non è un regista, ma IL regista. E’ una mente malata per molti, ma sicuramente una mente geniale. Uno di quelli che non cade mai nella banalità, perché è una caratteristica che proprio non gli appartiene. Poco tempo fa ho letto un articolo in cui si diceva che ci sono due modi per vedere un film di Tarantino:

1) Versione relax: Comodo sul divano, con un bicchiere di vino e assapori il film dimenticandoti di tutto il resto

2) Versione vigile: Munito di blocchetto per gli appunti, penna e telecomando per mettere in pausa e cogli citazioni, legami tra un film e l’altro, dettagli che solo l’occhio più attento può cogliere.

Forse è per questo che non mi stanco mai di vedere e rivedere i suoi film. La prima volta non lo interrompo, me lo gusto. Poi me lo vedo una seconda, una terza, una quarta volta e ogni volta colgo un particolare interessante.

E pensare che io Tarantino l’ho scoperto per caso… Erano i tempi di Kill Bill e mio padre stava vedendo il DVD sul divano. Avevo una decina d’anni io, e diciamo che non sono film che attraggono i bambini (fermo restando che non sono adatti ad un pubblico cosi giovane). Con il passare del tempo però vedo che questi due DVD (Per chi non lo sapesse, 1401302062_quentin-tarantino-uma-thurman-dating-zoomKill Bill è un film diviso in due volumi) tornano periodicamente sul nostro piccolo schermo, a volte uno dopo l’altro, a mo’ di maratona. Allora un giorno penso “sai che c’è? Per vederlo cosi tante volte, deve essere proprio bello ‘sto film”. Detto fatto. Mi innamoro di Kill Bill Vol. 1, rimango a bocca aperta con Kill Bill Vol. 2. E poi la colonna sonora, i dialoghi, le scene curate nel minimo dettaglio…

Il problema è che per parlare di Quentin e dei suoi film un articolo non basta, sarebbe riduttivo… Quindi vi parlerò volta per volta di ogni suo singolo lavoro, provando a far incuriosire quelli che ancora non lo conoscono e a regalare una lettura piacevole a chi ne è già innamorato.

Intanto però chi è Quentin Tarantino? Dati biografici a parte, vi lascio qualche piccola curiosità:

  • Sua madre ha scelto di chiamarlo “Quentin” in onore di un personaggio letterario, che era una donna
  • E’ stata sua madre Connie che ha segnato i suoi gusti cinematografici, portandolo all’età di otto anni a vedere film come  “Un tranquillo weekend di paura” (in cui è presente una scena di sodomizzazione, che ha inspirato quella di Marsellus Wallace in Pulp Fiction)
  • Il giovane Quentin non rimaneva scandalizzato da nessuna scena di violenza, ma è rimasto segnato dal tragico destino che Mr Walt Disney ha scelto per Bambi
  • Come molte menti geniali, non ha mai avuto un buon rapporto con la scuola
  • A soli 14 anni scrive la sua prima sceneggiatura
  • Il film con cui Tarantino ha provato ad esordire nel mondo della regia è “My Best Friend’s Birthday”, pellicola mai terminata e proiettata disponibile solo in dvdr
  • Nonostante siano grandi protagonisti dei suoi film, Quentin detesta violenza e droga
  • A quindici anni si è improvvisato ladro in un supermarket dove ha provato a rubare un’opera di Elmore Leonard. E’ stato scoperto e punito dalla madre che lo ha costretto a leggere dieci libri
  • Ha un debole per le inquadrature dei piedi femminilipiede
  • La “Red Apple” è una marca di sigarette fittizia inventata da Tarantino che fa il suo esordio in Pulp Fictionpulp_fiction_ha_compiuto_20_anni_2
  • Oltre alla “Red Apple” ha dato vita al “Big Kahuna Burger” e alla “Teriyaki Donut”
  • Nei suoi film sono caratteristiche le inquadrature dall’interno del bagagliaio della macchina
  • Tipiche di Tarantino sono le scene nei bar, nei bagni, in macchina
  • Ricorrono primo-piani di labbra, dita che suonano al campanello, giradischiPF 07
    PF 01
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  • Ha così tanto voluto Uma Thurman in Kill Bill che ha aspettatoche portasse a termine la sua gravidanza posticipando le riprese del film
  • Prima di Kill Bill, tutti i suoi film sono stati ambientati a Los Angeles

Quando la gente mi chiede se sono andato a scuola di cinema gli dico: ‘No, sono andato al cinema

Per oggi direi che può bastare,

Al prossimo film (firmato Quentin 😉 )

E.