Adeline – l’eterna giovinezza

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Nonostante il periodo molto intenso, anzi mi scuso per la lunga assenza, un po’ di tempo per andare al cinema riesco sempre a trovarlo!!! L’ultimo visto è Adeline, l’eterna giovinezza! 

Avevo visto il trailer e ciò che mi aveva colpito fin da subito è stata l’incredibile ed in questo caso eterna bellezza di Blake Lively, la famosa Serena di Gossip Girl, a seguire gli abiti, le scene, la trama…. che ha portato a chiedermi: “Come faranno a rendere verosimile il fatto che questa donna non invecchi mai?”

Finalmente due sere fa ho soddisfatto la mia curiosità. Non nego che la paura di vedere un film banale era tanta, ma devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa!

Adeline Bowman nasce nel 1908 e all’età di 29 anni, a causa di un incidente stradale e una serie di fenomeni scientifici, inizierà a non invecchiare più. Ciò che viene spontaneo pensare è : “beh, ci metterei la firma per rimanere sempre giovane”, eppure Adeline non vorrebbe altro che una vita normale, in cui non sia costretta a cambiare identità e ricominciare vita ogni 10 anni, per evitare che la gente si accorga di questa sua “piccola” anomalia, in cui sia libera di vivere serenamente insieme a sua figlia, senza vederla diventare anziana prima che le rughe vengano a lei, in cui sia libera di innamorarsi.

E’ proprio questo infatti il problema più grande di Adeline: non si sente mai libera di donare il suo cuore a qualcuno, perché già sa che prima o poi sarà costretta a fuggire come fa ormai da tanti, troppo tempo. Poi però incontra Ellis (Michiel Huisman) e la sua vita cambierà di nuovo…. AgeD8-125.dng

Un film che racconta della solitudine che può celarsi dietro a un sorriso,del coraggio e della paura di cambiare, della forza dell’amore. Non annoia, non risulta banale, ma farà rimanere incollati allo schermo fino ai titoli di coda…. per un finale tutto da scoprire!

Buona anche l’interpretazione degli attori con un cast che tra i vari nomi vede appunto Blake Lively, che finalmente fa vedere anche un altro lato di sé dopo aver interpretato per tanto tempo un’adolescente viziata dell’Upper East Side, e un affascinante Michiel Huisman, affiancati da Harrison Ford, il cui personaggio si rivelerà fondamentale e che porterà ad un punto di svolta.

– Dimmi qualcosa che possa tenere con me e non lasciarmi mai andare!
– Lasciati andare…

Insomma…. Film straconsigliato!!! Non vi anticipo altro, ma vi lascio con il trailer…

Kill Bill Vol. 2 , la resa dei conti

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Sembravo morta, vero? Ma non lo ero. Non perché non ci avessero provato, intendiamoci. A dire il vero l’ultimo proiettile di Bill mi mandò in coma. Coma in cui sono rimasta per quattro anni. Al mio risveglio, ho agito spinta da quella che la pubblicità del film definisce una ruggente furia vendicativa. Ho ruggito. E mi sono infuriata. E mi sono presa tante soddisfazioni. Ho ucciso tante persone per arrivare fin qui. Ma ne devo uccidere ancora una, l’ultima, quella da cui sto andando ora. La sola rimasta in vita. E quando sarò arrivata a destinazione, io ucciderò Bill!

Ricomincia tutto dalla carneficina in chiesa. Rigorosamente in bianco e nero. Uno scambio di battute intenso quello tra Bill e la Sposa.

– Come hai fatto a trovarmi?

– Io sono io.

– Mi prometti che sarai buono?

– Mai stato buono in vita mia. Ma farò il possibile.

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Quando la Sposa lo presenta al suo futuro marito, lo spaccia per suo padre. Dopo i convenevoli, entrano le Vipere, poi la strage.

Si torna al film a colori, si torna al presente, ad una donna sopravvissuta in cerca della sua vendetta. E’ il turno di Budd, fratello e braccio destro di Bill. Ad aspettarla c’è un “funerale texano” (sepoltura da vivi), dal quale la nostra Beatrix Kiddo (nel secondo volume si scoprirà finalmente il vero nome della Sposa)  riuscirà a liberarsi grazie ad una tecnica imparata dal maestro Pai Mei. Uscita dalla bara, trova Budd ed Elle, la nuova compagna di Bill ed ex collega della nostra Sposa, coinvolti in un’accesa discussione. Sarà Elle a fare fuori Budd ed è proprio dopo la morte dell’uomo che c’è un altro duello tutto al femminile, un catfight tra due bionde senza pietà. Elle alla fine non muore, ma sicuramente si ricorderà del duello con la Sposa. Ora manca solo Bill, per un finale tutto da scoprire…

Come per il primo film, amo la suddivisione in capitoli, i continui flashback che fanno sì che lo spettatore non distolga l’attenzione facendolaph_6o immergere completamente nel film, il continuo alternarsi di scene tipicamente occidentali a momenti che raccontano la cultura orientale e, ultimo ma non ultimo, il monologo di Bill sui supereroi.

Anche Kill Bill Vol. 2 è una raccolta di omaggi, dettagli che vale la pena notare e curiosità:

  • nella sceneggiatura originale Elle viene uccisa da Beatrix con un taglio alla gola
  • La lotta tra Beatrix e Elle Driver nella roulotte di Budd ha vinto il premio “best fight” agli Mtv Movie Awards 2005
  • Elle chiede a Budd con tono sarcastico: “So, that’s a Texas funeral?” tradotto nell’edizione italiana con: “Quindi, si fa così un funerale nel Texas?”. Il riferimento non è al luogo dove si svolge la scena (California) ma al tipo di sepoltura riservato alla Sposa
  • Il “monologo di Superman” è stato inserito nella sceneggiatura, dopo una conversazione tra Carradine e Tarantino incentrata sui supereroi
  • Alla fine del film Beatrix e BB avrebbero dovuto guardare “Gli Aristogatti” ma la Disney non concesse i diritti
  • La Sposa non si rivolge mai a Budd
  • Il duello finale tra Beatrix e Bill avrebbe dovuto svolgersi in spiaggia al chiaro di luna, con la Sposa in abito bianco. Non è stato possibile per ragioni di budget
  • Carradine ha anticipato ingenuamente ad una sua amica durante una telefonata la suddivisione in due parti del film, svelando così il grande segreto della Miramax
  • Torna la passione per i piedi: quando la Sposa e Bill stanno parlando alla fine sono a piedi nudi. Beatrix è a piedi nudi anche nella roulotte di Budd che a sua volta è a piedi nudi mentre parla con Elle
  • Nel volume 1 vengono uccise circa 68 persone, mentre qui a morire sono solo Budd, Pai Mei e Bill

Ah! Quasi dimenticavo… Prendetevi del tempo per godervi la colonna sonora del film 😉

Vi lascio con le scene del catfight tra Elle e Beatrix e con il monologo di Bill

Al prossimo film,

E.

“Quella donna merita la sua vendetta e noi meritiamo di morire” – Kill Bill Vol. 1

kill-bill-vol-1-original7In cantiere c’era Inglorious Bastards, quando Tarantino vede Uma Thurman al party degli Oscar. Iniziano a parlare di vendetta, una squadra di assassine, un’eroina dal nome sconosciuto. E’ così che nasce Kill Bill.

“Mi trovi sadico? Sai, scommetto che adesso potrei friggerti un uovo in testa, se solo volessi. Sai bimba, mi piace pensare che tu sia abbastanza lucida persino ora da sapere che non c’è nulla di sadico nelle mie azioni. Forse nei confronti di tutti quegli altri, quei buffoni, ma non con te. No, bimba, in questo momento sono proprio io, all’apice del mio masochismo.”

“Bill… E’ tua figl…”

Uno sparo in testa, Bang Bang di Nancy Sinatra.

E’ così che inizia la storia di una Sposa e della sua Vendetta.

La donna dal nome sconosciuto che verrà chiamata “La Sposa” viene aggredita selvaggiamente dai suoi ex colleghi criminali durante la prova del matrimonio. Si salva per miracolo e si risveglia dopo quattro anni e mezzo in un letto d’ospedale. Si sposta a fatica su una sedia a rotelle, prende le chiavi del furgone dalla tasca dell’infermiere che aveva provato ad abusare di lei, entra nel “Pussy Wagon” e inizia il suo viaggio che la porterà fino a Bill. La Sposa fa una lista di nomi:

1) O – Ren Ishi

2) Vernita Green

3) Budd

4) Elle Driver

5) BILL

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Anche in questo film non viene rispettato l’ordine cronologico, quindi la prima vittima della Sposa secondo lo spettatore è Vernita Green, ma successivamente sulla lista si può notare che il nome di O-Ren è già cancellato.

Ma come ha fatto la Sposa ad arrivare alla regina degli yakuza? La giapponese è infatti protetta dagli 88 Folli, che verranno affrontati e fatti fuori, fino ad arrivare al faccia a faccia tra due guerriere in un giardino zen innevato. La Sposa vestita della famosissima tuta gialla (indossata da Bruce Lee nel film L’ultimo combattimento di Chen), la giapponese ricoperta da un kimono bianco, Don’t Let Me Be Misunderstood e The Flower of Carnage di sottofondo, che si intervallano alle battute delle due donne e al rumore della fontana nel giardino. E’ l’ultimo combattimento del primo volume, il più intenso, curato in ogni minimo dettaglio.

“Lei sa che sua figlia è ancora viva?” E’ l’ultima battuta del film, prima dei titoli di coda.

Un vero e proprio capolavoro firmato Quentin Tarantino, diverso da ogni altro film realizzato in precedenza, suddiviso in due pellicole, distribuito negli USA, in Europa, in Asia.

Cosa apprezzo particolarmente del film? La cura nel montaggio, la suddivisione in capitoli, i combattimenti a colpi di spada che si mescolano con le più classiche armi da fuoco, la cultura orientale che si alterna con quella americana, una colonna sonora impeccabile, la bravura di Uma Thurman, quella di Lucy Liu e di ogni altro attore dalla parte più o meno importante.

Come al solito, per ogni film di Quentin, vi lascio con una serie di curiosità e dettagli che potrebbero sfuggire la prima volta che si vede il film:

  • è il primo film girato fuori dagli Stati Uniti, in tre paesi diversi: Cina, Giappone, Messico
  • solo l’edizione distribuita nei Paesi asiatici è interamente a colori
  • la sceneggiatura del film è stato il regalo di Tarantino per il trentesimo compleanno di Uma Thurman
  • è possibile leggere il nome della Sposa, Beatrix Kiddo, sul biglietto aereo
  • sotto le Onitsuka Tiger gialle e nere si può leggere “FUCK U”
  • gli ideogrammi nel menù iniziale si leggono ”hana yome ga kuru, hana yome ga kuru” e significano “la Sposa sta arrivando, la Sposa sta arrivando”
  • la cartina animata del viaggio di Beatrix è presente anche in Jackie Brown
  • il duello finale tra la Sposa e O-Ren Ishi ha richiesto ben 8 settimane di riprese
  • gli errori intenzionalmente evidenti e spesso grossolani come i capelli di Uma Thurman che a volte sono più lunghi e a volte più corti,  sono un omaggio ai film del genere exploitation in cui errori del genere erano frequenti, non avendo denaro a sufficienza per rigirare le scene
  • nel film viene inquadrata la pubblicità delle sigarette Red Apple
  • non mancano inquadratura dei piedi, ripresa all’interno del bagagliaio e riprese dall’alto

Non mi resta che augurare buona visione a chiunque ancora non avesse visto il film o a chi, come me, lo ha visto, rivisto e lo vedrà ancora.

Vi lascio con la scena del combattimento tra O-Ren Ishi e la Sposa

La vendetta non è mai una strada dritta: è una foresta. E in una foresta è facile smarrirsi. Non sai dove sei né da dove sei partito.

Al prossimo film,

E.

Da Punch Rum a Jackie Brown

Tarantino legge Punch Rum di Elmore Leonard nel 1992, ancora in bozza, ma non ha abbastanza denaro per opzionarlo. Lo scrittore glielo mette da parte e nel frattempo scrittura Pam Grier, regina della blackexploitation, a cui già aveva pensato per il ruolo di Jodi in Pulp Fiction. Il buon Quentin, forse preso dall’entusiasmo, non si era nemmeno reso conto che la protagonista del libro era bianca. Il ruolo di Jackie Burke, che nel film diventa Jackie Brown, è di Pam, costi quel che costi. Questo però non è l’unico cambiamento: il regista infatti cambierà titolo (da Punch Rum a Jackie Brown) e ambientazione preferendo la South Bay (area non lontana dall’aeroporto di Los Angeles) alla Florida. Tutt’altra storia per i dialoghi, in cui c’è stata buona collaborazione tra Tarantino e Leonard.

Considerato il film più lineare e meno esibizionistico, tratta la storia di Jackie Brown, hostess che per arrotondare importa il denaro sporco di Ordell (Samuel L. Jackson), trafficante d’armi, facendosi aiutare da Louis (Robert De Niro) e dalla sua amante (interpretata da Bridget Fonda). La hostess viene bloccata da un poliziotto e si trova davanti a un bivio: tradire Ordell o andare in prigione. Allora tenta il grande colpo: far arrestare il suo socio d’affari e tenersi la refurtiva. Le serve però un complice: Max Cherry (Robert Forster) garante di cauzioni innamorato di Jackie.

Con un incasso di soli 39 milioni di dollari in USA, è stato un insuccesso, ma nel corso del tempo è stato rivalutato, tanto da essere giudicato da alcuni critici uno dei migliori film del regista.

Anche stavolta non mancano le curiosità da elencare:

  • In una scena del film appare l’insegna luminosa “Cockatoo Inn” con “too” spento e con le lettere rimaste accese che vanno a formare la parola “Cocka Inn” (cocaine, cocaina)
  • Spike Lee ha polemizzato sull’utilizzo della parola “nigger” nel film (38 volte), ma Quentin ha potuto sempre contare sulla difesa a spada tratta di Samuel L. Jackson
  • Nella versione originale viene citata la battuta “I’m serious as a heart attack”, già pronunciata in Bucktown (in cui Pam Grier ha recitato)
  • Nella versione originale si fa riferimento alla squadra di basket dei Toronto Raptors, amata anche da Samuel L. Jackson, che nella versione italiana viene persa trasformando il riferimento alla “Raports bag” in “la mia squadra del cuore”
  • Jackie Brown indossa un completo nero molto simile a quello indossato da Mia Wallace in Pulp Fiction
  • Dalla segreteria di Jackie esce la voce di Tarantino
  • La battuta “Now, you gotta listen to this, man, ’cause this concerns you” pronunciata da Ordell a Louis verrà pronunciata anche il Kill Bill Vol. 2 da Elle Driver a Budd
  • Il look stravagante di Ordell è stato ideato da Samuel L. Jackson
  • Non mancano un primo piano della puntina del giradischi, della bocca di Ordell, dei piedi di Melanie e del dito sul campanello, dettagli tanto amati da Tarantino (per saperne di più clicca qui)
  • L’espressione “3T” (troia tossica tarata) non appartiene al gergo di strada americano, ma è stato un escamotage degli adattatori italiani per tradurre “rock whore”, espressione americana per intendere una donna che in cambio di droga offre prestazioni sessuali
  • Jackie va a mangiare al Teriaki Donut, comparso gia in Pulp Fiction

Vi lascio con una scena del film che definirei molto tarantiniana 😉

Al prossimo film,

E.

Four Rooms for Four directors

kinopoisk.ruQuattro stanze, quattro episodi, quattro registi. Film fortemente voluto da Quentin Tarantino (che si è occupato di scegliere gli altri tre registi tra cui Robert Rodriguez) in omaggio alla Nouvelle Vague degli anni ’90, ma che non ha ottenuto successo.

Una settimana di tempo per ogni regista con un budget di un milione di dollari da gestire in totale autonomia.

A fare da filo conduttore tra i quattro episodi è Ted, fattorino neoassunto dell’albergo dove si svolge il film.

Quello diretto da Tarantino è il quarto ed ultimo episodio L’uomo di Hollywood, un remake di un episodio della serie TV Alfred Hitchcock presenta (non si basa sulla versione originale dell’episiodio del 1960, ma sul suo rifacimento del 1985). Nell’episodio Chester Rusch (interpretato dallo stesso Tarantino) è con Leo (Bruce Willis) e Norman. I tre chiedono a Ted un grosso favore legato ad una scommessa in cambio di 1000 dollari: dovrà tagliare il mignolo a Norman, se quest’ultimo non riuscirà ad accendere per 10 volte di seguito il suo accendino. L’uomo sbaglia al primo colpo, così Ted esegue gli ordini, prende i soldi e se ne va, lasciando di stucco i tre amici ubriachi che cercano in tutti i modi di salvare il dito di Norman.
Nonostante il suo poco successo, vale comunque la pena parlarvi di alcuni dettagli “tarantiniani” presenti nel film e di alcune curiosità ad esso legate:
  • L’Honda Civic di Norman è la stessa utilizzata da Butch (Bruce Willis) in Pulp Fiction che comparirà anche su Jackie Brown e su Kill Bill Vol. 2Four-Rooms-Tim-Roth-Quentin-Tarantino
  • La macchina promessa a Norman in caso avesse vinto la scommessa è una  Chevrolet Chevelle Malibu, comparsa anche in Pulp Fiction che apparteneva a Tarantino
  • Nel film compaiono le sigarette Red Apple e i prodotti della catena di fast-food Big Kahuna Burger (entrambe marche inventate)
  • L’espressione “tasty beverage” usata da Chester per indicare il Cristal (un noto champagne) è la stessa usata da Jules per riferirsi alla sprite di Brett in Pulp Fiction. 
  • Nonostante l’episodio duri solo 21 minuti, la parola fuck è ripetuta ben 193 volte.

Vi lascio con una scena del film….. da vedere!!! 😀

Dunque, vuoi ricordarti per i prossimi quarant’anni, decennio più decennio meno, che oggi hai rifiutato mille dollari per un secondo di lavoro, oppure che oggi hai guadagnato mille dollari per un SOLO secondo di lavoro?

Al prossimo film,

E.

The Theory of Everything

imm Aspettando la notte degli Oscar… oggi vi parlerò del film “The Theory of Everything” (La teoria del tutto), in corsa per diversi titoli.

Tratto da Travelling to Infinity: My Life With Stephen (Verso l’infinito) scritta da Jane Wilde Hawking, mette in scena la vita di uno dei più grandi cosmologi di tutti i tempi: Stephen Hawking.

Uno studente come tanti, amante della fisica, del cosmo, innamorato della sua donna, innamorato della vita,  a cui viene diagnosticata la malattia del motoneurone. Alla domanda “quanto mi resta da vivere” gli è stato risposto “due anni”. All’inizio c’è stato l’inevitabile crollo psicologico, il rinchiudersi nella sua stanza, l’allontanare le persone a lui più care. Poi, la reazione. La scelta che ogni uomo in tali condizioni deve riuscire a fare: vivere al meglio la vita che resta, o iniziare a morire da oggi, aspettando che arrivi anche la morte corporea da qui a due anni?

E il giovane Stephen, grazie anche all’amore della coraggiosissima Jane, che resta al suo fianco lottando con lui, per lui, decide di scegliere di vivere al meglio quel che gli resta, non preoccupandosi di cosa succederà “domani”. Jane e Stephen si sposeranno, avranno tre figli, riusciranno a vivere il loro rapporto, fatto di inevitabili difficoltà ma di un legame sincero, puro, di quelli che danno forza.

Il film vede lo sviluppo di due storie parallele: quella dei muscoli che si arrendono alla malattia, e quella della forza interiore che permette a Hawking di continuare a studiare, laurearsi, trovare quella “teoria del tutto” che riuscisse a spiegare l’universo a cui ha dedicato una vita di studi.

Un’interpretazione da applausi quella di Eddie Redmayne, che non solo ha saputo interpretare alla perfezione il declino fisico del cosmologo, ma che ha saputo trasmettere allo spettatore quella dolcezza, quell’ironia, quella forza che hanno sempre caratterizzato Stephen Hawking.

Un film che non solo rende onore ai grandi studi e alle grandi scoperte del grande fisico, ma che fa rifletterdownloade sulla vita. Su quanto sia importante avere fede, credere in qualcosa, che non deve essere necessariamente la religione, ma un “qualcosa” che ci permetta di lottare con determinazione, anche quando il peggio sembra assicurato, che ci dia il coraggio di andare avanti nonostante ci siano mille motivi per fermarsi.

Un amico mi ha consigliato il film, mi ha detto “vedilo, è bellissimo, sicuro piangerai, è commuovente”. Confermo tutto…..o quasi. Il film è bello, è commuovente…. Ma non ho pianto. E non perché sia insensibile, o non riesca ad immedesimarmi… Ma perché io nel film ho visto un messaggio di vita, di tenacia, di speranza. Alla fine del film ho sorriso. Un sorriso forse dal medesimo valore della commozione. Come a dire “Cavolo, è così che bisogna fare!”… Perché alla fine, ad aver paura del futuro, del male che potrebbe capitarci domani…. Smettiamo di vivere oggi.

Ah, e per chi non lo sapesse, Stephen Hawking oggi ha 73 anni, ha partecipato alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Londra ed è andato personalmente sul set del film.

Ospite: Professor Hawking, lei ha detto di non credere in Dio… Ha una filosofia di vita che la aiuta?
Stephen: E’ chiaro che noi siamo solo una razza evoluta di primati su un pianeta minore, che orbita intorno ad una stella di medie dimensioni nell’estrema periferia di una fra cento miliardi di galassie… Ma… Fin dall’alba della civiltà, l’uomo si è sempre sforzato di arrivare alla comprensione dell’ordine che regola il mondo. Dovrebbe esserci qualcosa di molto speciale nelle condizioni ai confini dell’universo. E cosa può essere più speciale dell’assenza di confini? Non dovrebbero esserci confini agli sforzi umani. Noi siamo tutti diversi, per quanto brutta possa sembrarci la vita, c’è sempre qualcosa che uno può fare e con successo. Perché finché c’è vita… c’è SPERANZA!

La visita di Stephen Hawking sul set

Al prossimo film,

E.

Quando il Grigio diventa banale

PSV1423996340PS54e075b4c286d Ciao a tutti!

Eccomi qui, reduce della visione di “50 Sfumature di Grigio”…

Avevo letto il libro e non mi era dispiaciuto affatto, ma non posso dire altrettanto del film.

Uscito nelle sale il 12/02 con biglietti che sono stati prenotati giorni e giorni prima (ad un prezzo maggiorato rispetto agli altri film in programmazione), ha lasciato deluse molte delle fan che aspettavano con ansia di vedere sul grande schermo le vicende di Mr. Grey e Miss Steele. C’era chi parlava di “film noioso”, chi accennava addirittura a scene che facevano ridere… Insomma di giudizi positivi ne ho sentiti ben pochi.

Incuriosita dai vari commenti, talvolta contrastanti e a biglietto acquistato in anticipo, ho deciso di giudicare da me.

Personalmente, non sono rimasta “infastidita” dalle scene di sesso presenti nel film, anzi devo dire che in questo è stato fatto un buon lavoro di regia. In fin dei conti chiunque sia andato o andrà a vederlo, non può non aspettarsi tali scene, essendo alla base della trama. Voto positivo anche all’attore Jamie Dornan per il quale non sarà stato certo facile vestire i panni di Mr. Grey con le sue “50 sfumature di perversione”. Scelta adatta anche quella di Dakota Johnson nei panni della timida e impacciata Anastasiajamie-dornan-50-sfumature-di-grigio-rfs Steele. C’è da aggiungere poi, che non ho riscontrato quel maschilismo su cui si era polemizzato durante la promozione del film.

Ma allora, cos’è che non ha funzionato? Premettendo che il passaggio da libro a film è sempre rischioso e dovendo riconoscere che parlando di genere erotico la mossa è stata ancor più coraggiosa, a mio avviso è stato reso tutto troppo banale. Momenti chiave della storia, di massima “tensione” a cui seguono battute che ricordano quelle di una parodia: tanto per citarne una, ho trovato poco verosimile, considerato il nostro modo di parlare, Mr.Grey che dice ad Anastasia “è l’ora del bagnetto”. Il mio commento a caldo è stato ” questa  frase si dice ad un bimbo, non di certo alla propria donna in un momento di intimità, io per lo meno scoppierei a ridere”. Altra battuta del film che ho trovato poco credibile è stata “Io non faccio l’amore. Io scopo. Forte”.

C’è da aggiungere poi che, mentre la lettura di un libro lascia spazio alla fantasia, la visione di un film dà poche libertà di interpretazione personale. Chiunque abbia letto il libro ha immaginato un affascinante e tenebroso Mr.Grey ed una giovane ed impacciata Anastasia Steele. Così come si è fatto una propria idea sulla famosa “stanza dei giochi” e sulla descrizione degli inusuali oggetti utilizzati dal protagonista. Insomma, abbiamo tutti viaggiato con l’immaginazione…. e forse era proprio questo che ci era piaciuto… Invece con il film tutto ha preso forma (una forma spesso banale aggiungerei) e le nostre aspettative sono state deluse…

Insomma, per chiunque abbia letto il libro e ancora non fosse andato al cinema il consiglio è… ANDATE AL BOTTEGHINO E SCEGLIETE UN ALTRO FILM!

Ah! Una cosa che salvo però c’è….. la colonna sonora! 🙂

Al prossimo film,

E.